La genialità artistica del futuro nellimmaginazione creativa di Torido Mazzotti
Torido Mazzotti ceramista, come a lui piaceva definirsi, amava spesso
ricordare che nella conoscenza tecnica e pratica della ceramica: <quando ti sembra
di essere padrone della materia, capisci che devi iniziare tutto da capo!>. Questo
senso dei propri limiti, dopo una vita dedicata alla ceramica, lo rendeva di continuo
disponibile ad esperimenti o innovazioni che riguardassero il suo "adorato"
lavoro.
Torido ebbe il merito e la fortuna di formarsi un bagaglio tecnico e culturale
profondamente diverso da quello che era allora ritenuta la "preparazione di
base" di un ceramista che "apriva bottega".
Figlio del torniante Giuseppe Mazzotti (vulgo Bausin), già padrone di fabbrica a
Pozzo Garitta a Albisola Mare, e di Celestina Gerbino Promis, figlia del primo maestro
elementare della cittadina ligure, aveva precocemente dimostrato attitudine per il disegno
e per questo aveva frequentato l"Istituto di Arti e Mestieri" di Savona.
Fin da ragazzo aiutava nella fabbrica paterna, dove iniziò giovanissimo e dipingere,
sotto la guida di Dario Ravano e Pietro Rabbia, due pittori maestri di decorazione. Finiti
gli studi, a 20 anni circa, in pieno periodo bellico (Torido nacque nel 1895) e grazie
alla sua preparazione scolastica, venne assunto come disegnatore tecnico allAnsaldo
di Genova Sampierdarena. Bausin, a cui piaceva la propria libertà e quella altrui,
volendo un giorno fargli visita, si presentò ai cancelli della fabbrica genovese.
A quei tempi laccesso allo stabilimento per un estraneo e per di più non
preventivamente autorizzato era impossibile, cosicchè Bausin tornò a Albisola
amareggiato.
Quelle porte chiuse dovettero sembrargli quelle di una prigione tanto che, a guerra
terminata, quando il figlio era indeciso se rimanere impiegato allAnsaldo o andar
via, memore di quellesperienza commentò: <Vieni a lavorare nella ceramica.
Guadagnerai meno, ma da uomo libero!>.
Torido venne così assorbito nella fabbrica paterna e nel 1924, dopo il matrimonio con
Rosa Bovio, ne aprì una propria a Albisola Superiore che rimase produttiva sino al 1934,
quando si ricongiunse con il padre e il fratello Tullio, nella nuova fabbrica progettata
dallarchitetto bulgaro Nicolaj Diulgheroff, costruita sulla foce del torrente
Sansobbia e nelle fondamenta della quale Bausin volle gettare un vaso come gesto
augurale.
Del nuovo edificio Torido progettò i forni per le cotture e due anni dopo nel 1936, su
suo disegno e con lapprovazione di Diulgheroff, venne aggiunta una nuova
costruzione, perchè ledificio esistente si era dimostrato insufficiente lasciando
poco spazio ai laboratori. Dopo la divisione tra Tullio e Torido, avvenuta nel 1959,
questultimo continuò a lavorare nelledificio dove già abitava e dove operano
oggi le "Ceramiche Giuseppe Mazzotti 1903 Albisola". Il lavoro di Torido e il
suo ruolo in fabbrica gli permisero di vivere a contatto con le più grandi personalità
del mondo artistico dellepoca, sia durante gli anni 30, quando Albisola venne
definita da Marinetti la "libera Repubblica delle Arti", sia durante
"i meravigliosi anni 50", dove nella cittadina ligure si confrontarono
artisti, critici, mercanti e intellettuali di fama internazionale.
Non desideroso di protagonismo, ma persona abile e competente, fu il braccio destro
indispensabile al fratello Tullio e come ricordò Celina Mazzotti Martinengo nel libro
Omaggio a Torido, curato da Federico Marzinot: <Torido e Tullio avevano creato un
"unicum" che singolarmente forse non avrebbero mai ottenuto. Torido con la sua
straordinaria professionalità e la sua completa disponibilità, realizzava quello che
leccezionale intelligenza e sensibilità di Tullio ideava>.
Mi piace a questo proposito, ricordare un aneddoto che Torido raccontava spesso con
soddisfazione e orgoglio. Negli anni 30, quando numerosi artisti invitati da Tullio,
frequentavano la fabbrica Mazzotti, Torido, oltre ad essere "inventore di
originali ceramiche futuriste, appassionato ricercatore di nuove tecniche ceramiche",
era anche colui al quale era "affidato il compito di realizzare le
aeroceramiche disegnate da Fillia, Prampolini, Depero" e altri grandi pittori
futuristi, che di ceramica sapevano ben poco.
Una sera facendo lultimo giro in fabbrica per controllare che tutto fosse in ordine,
vide abbandonati sopra a un tavolo alcuni pezzi modellati, fra cui erano riconoscibili due
piccole teste di cavallo che erano in via di essicazione. Da esperto quale era si rese
subito conto che se avesse lasciato tutto comera, lindomani niente sarebbe
stato più utilizzabile, così iniziò a unire i pezzi disponibili creando un cavallino
con un corpo molto lungo, allinizio e alla fine del quale attaccò le due teste. Il
giorno dopo Nino Strada vide i suoi pezzi così assemblati e a Torido che gli spiegava la
necessità del suo gesto rispose:<Bravo, mi piace!>. Così nacque il "Cavallino
a due teste" di Nino Strada, che venne prodotto tra laltro in numerosi
esemplari per una ditta di pelletteria.
Sempre attento a ciò che accadeva intorno al suo lavoro non mancava di visitare gli altri
centri italiani noti per la loro produzione ceramica come Vicenza, Venezia, Firenze,
Faenza, in occasione di esposizioni e mostre di ceramica, non perdendo loccasione di
confrontarsi con altri ceramisti. Nel 1928 frequentò, per esempio, un corso annuale di
"Storia della ceramica italiana medioevale e moderna", organizzato
dallIstituto Interuniversitario Italiano e dal Museo internazionale delle ceramiche
di Faenza, coordinato dal professor Gaetano Ballardini. Rimase inoltre, in contatto, anche
amichevole, per molti anni con Giuseppe Liverani, direttore del Museo internazionale della
ceramica di Faenza; sue ceramiche futuriste insieme a quelle del fratello Tullio sono
tuttoggi conservate nel museo faentino.
A Torido si deve sicuramente il merito di avere introdotto nella lavorazione della
ceramica luso del disegno tecnico di cui si servì sempre. Infatti la sua esperienza
allAnsaldo lo orientò verso lordine, il lavoro organizzato e ciò lo portò a
inserire, nel processo lavorativo, la fase del disegno su carta della linea
delloggetto che veniva richiesto al torniante, dopo averne indicato misure e
dimensioni. Fino ad allora luso comune era quello di tracciare il contorno
delloggetto commissionato per terra, davanti al torniante, con un pezzo di carbone o
con un gesso, o meglio ancora usando come lavagna la polvere e come matita un pezzo di
canna. Alcune volte questo tipo di progettazione era completato dalle indicazioni per la
decorazione. E possibile così oggi ammirare più di 1800 disegni che il nipote
Tullio ha riordinato, dividendoli per stili e generi in 10 raccoglitori e che
rappresentano un indiscutibile patrimonio storico-culturale. Una riflessione più
approfondita merita una parte di questi disegni tecnici: quella legata al periodo
futurista.
Sappiamo che durante il futurismo la concezione della riproducibilità della ceramica
dartista ( che spesso andava a coincidere con la ceramica di produzione), era il
perno sul quale ruotavano linteresse e la filosofia di chi ne creava i modelli. A
dimostrazione di ciò, rimangono conservati dalla fabbrica, oltre ai progetti lasciati
dallartista stesso e la corrispondenza relativa a ciò che veniva realizzato, i
disegni tecnici e i calchi che ne consentivano la produzione seriale.
In un catalogo del 1928 che conta circa 500 tipi di oggetti, cerano precisi accenni
a pezzi futuristi, per esempio "Boccale orecchia", "Barattolo
Tullio a curve", "Boccale policentrico", oggetti ideati da
Tullio ma progettati per la produzione da Torido. In un altro catalogo posteriore al 1930
che conta 698 oggetti dei quali 81 di forma o denominazione futurista o riecheggiante il
Decò, figurano oggetti di Diulgheroff come "Servizio caffè Diulgheroff",
e poi ancora "Coppa Torido", "Coppa amatoria" ecc...
Benché la produzione futurista fosse poco apprezzata per la sua "urtante novità"
il fatto che comunque fosse inserita in cataloghi vendita, dimostra come la filosofia
della serialità delloggetto dartista avesse preso campo, riuscendo anche ad
ampliare la gamma produttiva della fornace Mazzotti.
Ben 180 disegni tecnici di Torido riguardanti questo periodo, dimostrano ciò che è stato
sopra affermato; ma quello che è veramente interessante notare è come, con largo
anticipo, questa tecnica di progettazione a ben vedere, fissa i fondamenti che si
ritroveranno 50 anni dopo nel design e che pertanto, a buon diritto, Torido può essere
indicato come "padre del design moderno".
Vorrei concludere queste mie riflessioni ricordando che un giorno, verso la fine degli
anni 80, venne a visitare la fornace Mazzotti un noto designer (Matteo Thun) il
quale trovandosi di fronte alle ceramiche futuriste disse a Bepi Mazzotti, che gli
faceva da guida: < Noi non abbiamo inventato niente, lo avevate già fatto voi 50
anni fa!>.